Stampa

Incontro per l’AVSI organizzato dal centro culturale “la Strada”

di Lunedì 8 dicembre 2005, ore 19,30, Oratorio S.Teresa del Bambino Gesù, in via Cicerone, Agrigento:

Il desiderio, la libertà e la felicità nelle canzoni e nella nostra storia.

 

Relatore: Giancarlo Restivo, Autore di canzoni.

 

 

Quando Elio mi ha chiesto di fare questo incontro per  presentare l’AVSI, mi sono chiesto un po’ quello che facciamo noi come esperienza personale, nel senso che io ho a che fare con la musica, o almeno, la mia passione dopo lo studio e anche quella dei miei amici ha a che fare con la musica.

Mi sono chiesto in che modo la mia esperienza potesse avere a che fare con l’AVSI, che rapporto poteva esserci tra  la musica e quest’ iniziativa.

La prima cosa che mi veniva da pensare e che mi era del tutto chiara è che quando si parla di aiutare il prossimo, si ha a che fare con persone che non stanno tanto bene. Quando si parla di AVSI, si parla di persone che hanno il desiderio di condividere il senso della propria vita con persone che tra virgolette si dice che abbiano “bisogno”. Un bisogno implica un desiderio e questo ci accomuna tutti.

La musica con questi bisogni, con questi desideri cosa c’entra? C’entra perché la musica è l’amplificatore di questo desiderio, è l’espressione di un desiderio e delle domande che uno ha dentro. Per questo siamo qui per parlare anche di musica.

Quando ho pensato all’incontro, la cosa evidente era che tra le miliardi di canzoni che parlano dell’uomo avrei dovuto sceglierne 6 o 7 , anche perché in un incontro più di tanto non si può ascoltare. Ma quali canzoni avrei dovuto scegliere?

A dire il vero in mezzo alla confusione, mi sono detto: pensa un po’ alle canzoni che ascolti di solito tu e che ti descrivono! Non potevo fare altrimenti, e siccome si parla di AVSI, il primo tema che avrei dovuto affrontare era senz’altro quello del dolore, dolore come esperienza del dramma della vita. L’esperienza umana del dolore è  un esperienza individuale, nel senso che solo chi soffre sa che cos’è il dolore. Quindi si può dire:” io ti sto accanto”, ma di certo non ne condividi il dolore. L’esperienza dell’ AVSI non è per stare accanto alle persone e dirgli: “ sai sto soffrendo a vederti soffrire”.

La cosa che mi commuove di più, è quando vedo i preti che vanno a casa delle persone e non è che fanno discorsi oppure dicono a quello che soffre “ sai c’è Gesù, c’è la Madonna, il paradiso e tu devi stare tranquillo”, perché in questo modo,  lo ammazzeresti di più, perché il malato penserebbe, si ma a che mi servono Gesù e Maria adesso. Invece loro vanno lì e dicono “ preghiamo assieme” e questa è la cosa più umana che uno potrebbe fare, perché  la cosa che accomuna te e l’altro non è tanto il dolore, ma è la domanda, quella domanda che è sia in te che in lui e che è quella  di felicità e di senso; non siamo al mondo per fare i sapientoni, ma per amare.

Perché tutti noi, dentro siamo costituiti da una domanda che è “perché?” . Quando uno soffre, si chiede perché. Ce lo si chiede anche nelle cose normali che accadono. Ad esempio se uno cade da una scala, si chiede : “ cavolo! Perché capitano tutte a me?” Quando uno soffre, questo “ perché” ce l’ha  più acceso.

Infatti, la prima canzone che ascoltiamo è “innuendo” dei Queen.

 Devo dire, che sono un pò spiazzato perché quando mi hanno chiesto di tenere quest’incontro pensavo di dover parlare a degli studenti e invece ora mi ritrovo davanti a persone grandi. Cmq va bene lo stesso, perché parliamo di cose c’entrano con tutti; infatti le domande, le domande di senso ce le abbiamo tutti, indipendentemente dall’età.

La canzone che segue, è una di quelle che vale la pena ascoltare, soprattutto per chi abitualmente ascolta musica, perché descrive bene il grido che c’è in ogni uomo, che è un grido di soddisfazione di felicità. E che parte proprio dall’esperienza di precarietà della vita.

Innuendo che vuol dire insinuazioni,  si trova nell’ultimo Cd dei Queen, ed è il Cd che precede la morte del cantante, che mentre scriveva la canzone era malato di AIDS .

Lui stava per morire e allora poneva delle condizioni: nella canzone lui chiede o meglio impone a questo Dio di mostrarsi.

L’esperienza della malattia, è una di quelle esperienze che ti spinge a chiederti il perché e  soprattutto se si tratta di una questione di vita o di morte, la domanda di significato, è sempre più forte, e non ti consola il fatto che qualcuno venga a dirti che sta soffrendo insieme a te o se viene a darti delle spiegazioni puramente teoriche sul tuo dolore. Se io fossi su un letto e stessi per morire mi verrebbe da sputare in faccia a chi mi dicesse: “ Sai stai soffrendo per questo motivo… ma tu adesso non puoi capire….ecc…”.

 Il cantante dice: “ se esiste un Dio, un qualsiasi tipo di giustizia sotto questo cielo, se c’è uno scopo, se esiste una ragione per vivere o morire, se c’è una risposta alle domande che siamo obbligati a porci, mostratevi, distruggete le nostre paure, toglietevi la maschera, così continueremo a provarci, a camminare dietro il filo sottile, così continueremo a scoprire se questa è la strada, continueremo a provarci fino alla fine dei tempi.  È la domanda ultima.

 

Innuendo:

Finchè il sole sarà sospeso alto in cielo e il deserto avrà sabbia

Finchè le onde si agiteranno in mare

e incontreranno la terra

Finchè ci sarà vento e le stelle

e l'arcobaleno

Finchè le montagne non crolleranno a formare piane

Oh sì continueremo a provarci

A percorrere quella sottile linea

Oh continueremo a provarci sì

Mentre passa il nostro tempo

Finchè vivremo secondo razza, colore o credo

Finchè governeremo con cieca pazzia e pura avidità

Le nostre vite dominate dalla tradizione, superstizione, falsa religione

Per l'eternità, e oltre

Oh sì continueremo a provarci

Percorreremo quella sottile linea

Oh Oh continueremo a provarci

Fino alla fine dei tempi

Fino alla fine dei tempi

Per il dolore che impregna il nostro splendore

Non offendetevi alla mia insinuazione

Puoi esser tutto ciò che vuoi

Trasmormati solo in qualunque cosa pensi potresti mai essere

Siate liberi col vostro ritmo siate liberi siate liberi

Abbandonatevi al vostro io siate liberi io siate liberi

Davanti a voi stessi

Oooh ooh

Se c'è un Dio o una qualche forma di giustizia sotto il cielo

Se c'è un punto fermo

se c'è una ragione per vivere o morire

Se c'è una risposta alle domande che ci sentiamo obbligati a porci

Mostratevi- distruggete le nostre paure- toglietevi la maschera

Oh sì continueremo a provarci

A percorrere quella sottile linea

Sì continueremo a sorridere

E quel che sarà sarà

Continueremo a provarci

Continueremo semplicemente a provarci

Fino alla fine dei tempi

Fino alla fine dei tempi

Fino alla fine dei tempi

Queste domande, sono talmente forti, che siamo quasi obbligati a farcele e soprattutto quando nella vita di tutti i giorni accadono cose poco piacevoli esse vengono fuori prepotentemente!

Uno si chiede il perché di quello che accade. Perché? Ci dovrà essere un motivo no?Come diceva LIGABUE nella canzone” Hai un momento Dio?” tratta da “ Buon compleanno Elvis”.

Freddy Mercury, nella canzone che abbiamo appena ascoltato, fa un passo avanti  e infatti dice : “ che questa cosa si mostri, perché ce lo deve” . Se la realtà fa nascere una domanda, allora ci deve una risposta.

Tutte le nostre domande, come ho detto, nascono dal dolore, che non è tanto un dolore fisico quello di cui stiamo parlando, ma del dolore del cuore, è evidente che il dolore nasce dal cuore, e nella bibbia con la parola cuore si indica quel desiderio di felicità, che si scontra con le contraddizioni della vita,

E questo desiderio, urge e grida. Non so se vi siete mai innamorati e la cosa più drammatica è quando ancora non glielo hai detto e allora fremi; fremi perché glielo vorresti dire e non sai se accetterà o meno e in quel momento il desiderio di felicità è talmente inquieto che ti verrebbe da urlare .

Diceva Ligabue ne “il cielo è vuoto il cielo è pieno”: però so che non so stare mai fermo.

La seconda canzone che ascoltiamo e che questa volta vi suono è di Bob Dylan dove è definito bene che questo desiderio che si manifesta in tanti modi, si chiama”per sempre”, ma per sempre non è un desiderio temporale, chi vorrebbe vivere per sempre?come cantavano i queen: who want to live forever? Chi vorrebbe stare dentro una vita, con la nostra pochezza, piena di limiti, per sempre? Io non ci starei, allora qual è questo per sempre che il cuore chiede? È una soddisfazione! Una sazietà, come quando uno si mangia il maiale ed è sazio “a me piace molto il maiale”, beh uno vorrebbe essere sempre sazio, o la sensazione di soddisfazione che proviamo dopo un pomeriggio di studio, dopo che abbiamo fatto il nostro dovere, o dopo un’ esame andato bene dove ci siamo rotti il culo, è questa sensazione che il cuore chiede, questa pienezza sempre, questa libertà.

E Dylan in questa canzone lo dice bene! Ti auguro di essere per sempre giovane, dire giovane, è come affermare una situazione presente, di freschezza, di vitalità, di desiderio, di aspettativa, ma per sempre.

E nella canzone poi fa vedere le varie sfaccettature di questa pienezza, e soprattutto afferma che l’unico che questa cosa la potrebbe far accadere sarebbe Dio, perché l’uomo non potrebbe.

Ve la suono in una versione che anche i miei amici che sono qui, non hanno mai ascoltato.

Forever young:

Che Dio ti benedica e ti mantenga sempre

Possano i tuoi desideri divenire realtà

Possa tu aiutare sempre gli altri e lasciare che gli altri ti aiutino

Possa tu costruire una scala sino alle stelle e salirvi ogni gradino

Possa tu rimanere per sempre giovane

Possa tu crescere ed essere giusto

Possa tu crescere ed essere vero

Possa sempre tu conoscere la verità e vedere la luce circondarti

Possa tu essere sempre coraggioso, rimanere dritto in piedi ed essere forte

Possa tu rimanere sempre giovane

Possano le tue mani essere sempre laboriose

Possano i tuoi piedi essere sempre veloci

Possa tu avere fondamenta solide quando venti mutevoli cambiano direzione

Possa il tuo cuore essere sempre pieno di gioia

Possa il tuo canto essere sempre cantato

Possa tu rimanere per sempre giovane.

 

Però ci accorgiamo nella nostra esperienza, che non ce la facciamo, cioè il desiderio di felicità c’è, s’impatta con le circostanze, fa nascere le domande, ma c’è qualcosa che non ci permette di muoverci quando incontriamo l’oggetto del desiderio, come prima quando parlavamo di quando uno è innamorato e ha paura di dirlo, e c’è una forza fino all’ultimo quando sei lì per lì per dirglielo, che ti fa tirare indietro, o anche per gli esami, quando aspetti, e aspetti che arrivi il tuo turno, e fino all’ultimo ti viene di andartene, beh, questa istintiva resistenza, questi ma, se, però, forse, che ti frullano per la testa; a questi pensieri che uccidono l’esperienza, la Chiesa ha dato un nome, nell’esperienza della chiesa questa cosa si chiama: peccato originale!

E come ci può confermare qui Padre Giammusso, il battesimo toglie la colpa, ma gli effetti rimangono, e restano fino alla morte.

E nella musica, nel pop, ho trovato questa canzone, tempo fa sono state ripubblicate le canzoni degli 883, e dentro Hanno ucciso l’uomo ragno, c’era questa canzone in più che parla proprio del peccato originale, e che qui Max pezzali chiama: Il problema, infatti lo centra benissimo, appunto, il problema.

 

il Problema:

un deca in due

gira male basta appena

per un goccio di benzina

ma poi dove si va

imparerò

a non fidarmi dei baristi

dei cassieri disonesti

e nemmeno di te

il solito signore

che porta fuori il cane alle tre

invece di dormire

fa la conta dei lampioni come noi

chissà perché?

Il problema e che noi siamo cresciuti qui

Il problema e che diciamo sempre di si

Il problema e che non ci decidiamo mai

Il problema mi sa tanto che siamo noi

È tutto qui

Solo delle insegne spente

Niente luci niente gente

Che silenzio che c’è

Fumo le tue

Ne è rimasta ancora una

Tanto è già quasi mattina

Se no la lascerei

Quel gatto è un bambino

Per una femmina che versi che fa

Fa tutto sto casino

Ma poi torna sempre a casa come noi chissà perché?

Il problema e che noi siamo cresciuti qui

Il problema e che diciamo sempre di si

Il problema e che non ci decidiamo mai

Il problema mi sa tanto che siamo noi

Il problema è che ci manca la volontà

Il problema è che li spende solo chi li ha

Il problema e che il problema l’affronti poi

Il problema mi sa tanto che siamo noi

 

E si perché di fatto è il problema: che siamo cresciuti qui, in questa pochezza, e che diciamo sempre di si, a me capita spesso per il fatto di non saper dir di no agli altri, di mettermi sempre più nei casini e negli impegni, e questo è il segno che non siamo capaci nemmeno a usare il tempo….il problema e che non ci decidiamo mai, cioè di fronte a quello che ci accade non riusciamo mai a deciderci: << ma non so se ti amo, ma come si fa a sapere se ti amo?!>>, e poi segue…il problema e che il problema l’affronti poi, il problema mi sa tanto che siamo noi! lui lo riconosce, c’è qualcosa in noi che ad esempio quando ci mettiamo davanti ai libri ci mette subito la tentazione dentro di rialzarci, di rimandare a dopo.

E adesso ascoltiamo una canzone, di Vecchioni, dell’ultimo CD il lanciatore di coltelli, che descrive bene, le conseguenze del peccato originale, le conseguenze che in noi ragazzi ha avuto questo peccato originale, e il contributo che la mentalità dominante ha dato nello spegnerci il desiderio.

Perché la mentalità di oggi, ci dice che non dobbiamo desiderare, che tanto non c’è speranza per questo desiderio, e come lo fa? Confondendoci sull’oggetto di questo desiderio e riducendolo, e riducendoci a identificare il compimento col telefonino, col motorino , con l’aereo, in nome di una serenità e una tranquillità che è utopia, perché dopo un po’ ti accorgi che muori e che quindi le cose che hai non te le porti certo nella tomba, ma prima di tutto, a forza di ridurre un desiderio infinito, dopo un po’ il cuore scoppia, non ce la fa più, perché capisce che non è quella cosa lì che lo riempie veramente.

Comunque, come dicevo, questa canzone descrive questa situazione, attraverso i pensieri di un padre che invece vuole insegnare altro al figlio, vuole insegnargli che ci sono cose di cui non si accorge. Ma il figlio non vede e infatti la canzone quasi termina con un conflitto, “colpiscimi forte” dice il padre al figlio, perché non c’è speranza, tu non vedi le cose che vedo io. Il rapporto si fa drammatico perché tutti i rapporti umani prima o poi se non sono sostenuti da qualcosa che unisce sono destinati al conflitto. Ma nella canzone accade un imprevisto, e chi ha visto il video lo sa, il padre e il figlio si trovano d’accordo su una cosa, infatti nel video si vede che dopo la lotta, tornano a casa assieme, nella domanda di significato, della domanda di destino, la canzone termina dicendo: figlio cosa ne sarà di me e cosa di te. L’autore si accorge che Lui e il figlio hanno qualcosa in comune, la domanda sul destino, un destino misterioso.

 

Figlio, figlio ,figlio:

Figlio chi t'insegnerà le stelle
se da questa nave non potrai vederle?
Chi t'indicherà le luci dalla riva?
Figlio, quante volte non si arriva!
Chi t'insegnerà a guardare il cielo
fino a rimanere senza respiro?
A guardare un quadro per ore e ore
fino a avere i brividi dentro il cuore?
Che al di là del torto e la ragione
contano soltanto le persone?
Che non basta premere un bottone
per un' emozione?
Figlio, figlio, figlio,
disperato giglio, giglio, giglio,
luce di purissimo smeriglio,
corro nel tuo cuore e non ti piglio,
dimmi dove ti assomiglio
figlio, figlio, figlio,
soffocato giglio, giglio, giglio,
figlio della rabbia e dell' imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
disperato figlio, figlio, figlio.
Figlio, chi si è preso il tuo domani?
Quelli che hanno il mondo nelle mani.
Figlio, chi ha cambiato il tuo sorriso?
Quelli che oggi vanno in Paradiso.
Chi ti ha messo questo freddo in cuore?
Una madre col suo poco amore.
Chi t' ha mantenuto questo freddo in cuore?
Una madre col suo troppo amore.
Figlio, chi ti ha tolto il sentimento?
Non so di che parli, non lo sento.
Cosa sta passando per la tua mente?
Che non credo a niente.
Figlio, figlio, figlio,
disperato giglio, giglio, giglio,
luce di purissimo smeriglio,
corro nel tuo cuore e non ti piglio,
dimmi dove ti assomiglio
figlio, figlio, figlio;
spaventato giglio, giglio, giglio,
figlio della rabbia e dell' imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
disperato figlio, figlio, figlio.
Figlio, qui la notte è molto scura,
non sei mica il primo ad aver paura;
non sei mica il solo a nuotare sotto
tutt'e due ci abbiamo il culo rotto;
non ci sono regole molto chiare,
tiro quasi sempre ad indovinare;
figlio, questo nodo ci lega al mondo;
devo dirti no e tu andarmi contro,
tu che hai l' infinito nella mano,
io che rendo nobile il primo piano;
figlio, so che devi colpirmi a morte
e colpire forte.

Figlio, figlio, figlio,
disperato giglio, giglio, giglio,
luce di purissimo smeriglio,
corro nel tuo cuore e non ti piglio,
dimmi dove ti assomiglio
figlio, figlio, figlio,
calpestato giglio, giglio, giglio,
figlio della rabbia e dell' imbroglio,
figlio della noia e lo sbadiglio,
adorato figlio,figlio, figlio.
Dimmi, dimmi, dimmi
cosa ne sarà di te?
Dimmi, dimmi, dimmi
cosa ne sarà di te?
Dimmi, dimmi, dimmi
cosa ne sarà di me?

 

Ma ci vuole qualcuno che risponda, infatti il problema è: chi risponde!?

Ci vuole qualcuno che risponda, e che quindi metta assieme.

Dietro di noi leggiamo: educazione più istruzione uguale sviluppo. La vita è una questione educativa, ci vuole qualcuno che risponda, qualcuno da cui imparare; ieri Elio ci ha invitati a fare una testimonianza ai suoi ragazzi, e ci dicevamo proprio questo, se non avessimo visto qualcuno parlare, noi non avremmo imparato, lo stesso per camminare, da noi non facciamo nulla, da noi non viene nulla, noi siamo delle pezze assorbenti, assorbiamo, da altri, da qualcuno.

Ma allora da chi dobbiamo imparare, da chi dobbiamo farci tirare su, tutto il problema della vita sta a chi porrai le tue domande, a chi seguirai, ma soprattutto, ci vuole qualcuno che risponda alla domanda ultima, cosa ne sarà di me?

Per questo ascoltiamo ora Bon Jovi in Something to belive in, tratta da these days l’album più sofferto, proprio perché contiene un indizio, lui dice: “Se non credo in Gesù, come posso credere al Papa.. etc..” cioè ci vuole qualcosa che venga prima, un incontro! Ci vuole “qualcuno” per credere, per avere qualcosa in “cui” credere. Anche Ligabue lo intuisce in: tu che conosci il cielo, dove si rivolge ad un “tu” per avere una risposta alle sue domande.

 

Something to belive in:

Ho perso la mia fede in Dio, nella sua religione
Ho detto agli angeli di cantare per qualcun altro
Ho perso fiducia verso i miei amici, ho visto il mio cuore diventare pietra
Pensavo mi avessero lasciato solo a camminare per 'sto mondo bastardo

Stanotte mi cancellerà
Stanotte mi mangerò il fegato
Affronterò la notte fingendo
Di avere qualcosa in cui credere

Avevo perso contatto con la ragione
Ho visto la vita sconfiggere la verità
In attesa di un miracolo
Come te

Anche se penso che non vincerò
Accetterò la sconfitta
Brinderemo, fingendo
Di avere qualcosa in cui credere

Se non credo in Gesù, come posso credere al Papa
Se non credo nell'eroina, come posso credere alla droga
Se non c'è nulla, solo sopravvivenza, come posso credere al peccato
In un mondo che non dà niente abbiamo bisogno di qualcosa in cui credere

Se non credo in Gesù, come posso credere al Papa
Se non credo nell'eroina, come posso credere alla droga
Se non c'è nulla, solo sopravvivenza, come posso credere al peccato
In un mondo che non dà niente abbiamo bisogno di qualcosa in cui credere

 

Tu che conosci il cielo:

Tu che conosci il cielo
saluta Dio per me
e digli che sto bene
considerando che
che non conosco il cielo
però conosco te
mi va di ringraziare
puoi farlo tu per me?

Che intanto sono in viaggio
digli pure che io sono in viaggio
non lo so dove vado ma viaggio
e gli porterò i miei souvenir
tutti quanti i miei souvenir

Tu che conosci il cielo
e poi conosci me
le sai le mie paure
mi sa che sai il perchè
che non conosco il cielo
farò come potrò
starò con tanta gente
per stare solo un po'

Facendolo il mio viaggio
cerco il mio pomeriggio di Maggio
Non lo so come vado ma viaggio
e gli porterò i miei souvenir

Tutti quanti i miei souvenir

 

E questo tu, se deve essere concreto e incontrabile, deve essere un fattore dell’esperienza, deve essere il frutto di un incontro, un incontro con un uomo, ma che allo stesso tempo sia più di un uomo, che sia l’oggetto del desiderio, la risposta alla domanda ultima, che sia Dio.

E si da il fatto che questo sia accaduto, si da il fatto che questa cosa sia accaduta, ma qui entrano dei problemi, perché uno potrebbe anche essere disposto a incontrare questo Cristo, questo Cristo tanto scomodo che viene tolto anche dalle pareti, uno potrebbe essere anche disposto, ma c’è un  problema, uno potrebbe chiedersi: Cristo è un fatto di duemila anni fa adesso non c’è più, quindi, che me ne frega?e poi, a me fa ridere se uno mi viene e mi dice, sai Cristo è la tua salvezza, guarda ti do il crocifisso che ti aiuta, mi raccomando, prega sii buono, ma perché devo essere buono? Perché debbo portare questa collanina, ma chi devo pregare, tanto non risponde nessuno.

E allora come si fa adesso a avere la certezza su Cristo, a farne esperienza, e magari andare orgogliosi di avere un rapporto con lui, per questo sentiamo Pride, degli U2, dato che è tanto richiesta qui dai ragazzi, perché c’è chi ne diviene tanto certo da morire per Lui.

Pride: Orgoglio

Un uomo viene nel nome dell’amore

Un uomo viene e va

Un uomo viene per giustificare

Un uomo per cambiare le cose

Nel nome dell’amore

Per cos’altro

Nel nome dell’amore                                       

Un altro

Nel nome dell’amore

Un uomo preso nel reticolato

Un uomo che resiste

Un uomo sospinto su una spiaggia deserta

Un uomo tradito con un bacio

Nel nome dell’amore

Per cos’altro

Nel nome dell’amore

Un altro

Nel nome dell’amore

4 aprile, mattina presto

lo sparo, un eco nel cielo di menphis

libero infine, ti hanno tolto la vita

non sapevano come toglierti l’orgoglio

Nel nome dell’amore

Per cos’altro

Nel nome dell’amore

Un altro

 

Un uomo viene e va, un uomo tradito con un bacio, è la descrizione di un fatto, di cose accadute, ma adesso?

Beh, si dice che adesso ci sia una cosa che si chiama Chiesa che se uno la sente nominare pensa subito, al Papa, ai vescovi, ai preti, ma Bon Jovi, prima, non diceva, che ci vuole qualcuno per credere anche al Papa? Beh infatti è questo l’errore che di norma si fa, dice Giussani nel Perché la Chiesa, ci sono tre tentativi che uno può fare per conoscere Cristo; o una ricerca storica, ma lì capisci solo se Lui è esistito o meno, di più non puoi fare; secondo, il rapporto spirituale diretto, ma lì dopo un po’ ti chiedi,: ma chi è che mi dice che quello che penso di Cristo è vero o meno, e poi la più corretta, la più vera è un esperienza, l’esperienza di una vita presente, di un incontro carnale, sostanzioso, toccabile, e questa è la proposta della chiesa, perché la chiesa non è solo l’istituzione, di solito subito si pensa a quella, ma la chiesa prima di tutto è una vita, una vita da verificare di persona, una proposta da verificare.

Io non faccio l’esperienza della chiesa perché mi hanno fatto vedere i crocifissi, il rosario e tutto il resto, io ed è solo questo che posso dirvi e poi andiamo che è tardi, faccio l’esperienza della chiesa per un fascino incontrato, per delle persone che un giorno mi hanno affascinato, perché studiavano, amavano, desideravano insomma, vivevano molto più di come io da me sapessi fare, e nella maniera più vera e corrispondente, in pratica erano come io desideravo essere, e allora mi sono messo a seguirli, e pian piano sto imparando.

Tant’è che stasera ci troviamo qui, ad ascoltare e a parlare di musica, in un modo che mai io avrei sperato, e che a me appassiona; e adesso, adesso starà a voi, alla vostra libertà. Oggi ci siamo trovati a parlare di perché, di desideri, e questi ci accomunano, ma in più vi dico, la risposta c’è ed è un’avventura da verificare, verificare, cioè vedere se è vera o meno, e se non è vera, abbiate almeno una proposta equivalente da offrirmi, ma almeno provateci. Lascio la parola ad Elio, io avrei finito.

Canto finale:

 

la nave:

La storia amico mio, è chi ha inventato il gioco

Il primo cerchio di luce che ha disegnato il giorno

È una nave che parte e se ne va

E l’aspettano tutti dove arriva?

Suonano sulla nave i musicisti

Suonano al cielo e il cielo gli risponde

Viaggia la nave, viaggia sulle onde

Guarda com’è sicuro il capitano

La storia amico mio, è una canzone nuova

Sono i tuoi occhi che cercano la nave

Quella nave che parte e se ne va

E l’aspettano tutti dove arriva?

E cantano felici i marinai

Ed ogni porto dove c’è chi sale

Venite su, venite sulla nave

Guarda com’è sicuro il Capitano

La storia amico mio, è questo lungo viaggio

Attraversato dal sole nelle giornate tristi

Questa nave che parte e se ne va

E l’aspettano tutti dove arriva?