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Giancarlo Restivo - BESTIl 26 marzo 2000 viene eletto il secondo Presidente della Russia Vladimir Putin: delfino di Eltsin, sostenuto dalle élites del paese, votato e voluto dalla popolazione, egli si ritroverà a gestire potenzialmente un grande potere e le sue già amplissime prerogative presidenziali verranno ampliate dalla sua più completa legittimazione.

 

Con l’elezione di Putin alla carica di Presidente, quale erede dei poteri del Partito e dello Zar, si è avuta una riorganizzazione dei rappresentanti territoriali presidenziali, al fine di promuovere un maggiore accentramento dei poteri statali nella persona del Presidente; a questi spetta la titolarità dell’indirizzo politico e il controllo sugli organi esecutivi dei soggetti della federazione sebbene egli abbia fatto proprio lo slogan “dittatura alla legge”. Controllo, ordine, centralizzazione delle decisioni e rafforzamento della cosiddetta “verticalità del potere” sono gli altri mezzi di cui Putin si serve, continuando anche la guerra contro la repubblica Cecena, per la ricomposizione dello stato Russo che, dopo le riforme del periodo gorbaceviano, si è trovato disunito e diviso tra gli interessi dei grandi finanzieri, degli oligarchi, dei governatori provinciali, della criminalità organizzata, dei burocrati e degli investitori stranieri. Tal cosa ha ovviamente destato le più vive preoccupazioni da coloro tra i quali il timore di involuzioni autoritarie era più forte. Il 7 maggio 2004 la Russia ha celebrato l’avvio del secondo mandato di Vladimir Putin, e già si dibatte sull’ipotesi di una sua terza investitura nel 2008.

La grande maggioranza dei russi appoggia Putin. Alcuni sottolineano che il presidente ha grande esperienza proprio in virtù del suo passato da funzionario pubblico e da uomo degli apparati. Del resto nell’immaginario popolare a dirigere la transizione dal regime comunista ad un sistema capitalista sono stati due comunisti di razza: Mikhail Gorbaciov e Boris Elsin. Se il presidente intendesse prolungare il suo mandato di altri sette anni, non incontrerebbe alcun impedimento.

Il consenso popolare nei confronti del Presidente Putin è determinato dalla sua politica. Per tutte le questioni che scatenano malcontento la voce popolare trova la medesima facile spiegazione: sono effetti del crollo dell’Unione Sovietica e del caos successivo. Visto che la principale preoccupazione della popolazione è l’estrema debolezza dello stato, sperimentata nel periodo eltsiniano, Putin è considerato garante dell’ordine e della stabilità. Si accetta la sua devozione al mercato e si appoggia soprattutto l’idea di costruirlo all’ombra della protezione statale. Qui però si scontrano due posizioni opposte e la contraddizione nella politica presidenziale è ovvia: al mercato libero poco si addice uno Stato forte. La maggior parte dei liberali russi è convinto che la Russia stia perdendo l’occasione di trasformarsi in un moderno Stato europeo, con continue ingerenze dello stato nella regolamentazione del business, nel mercato e con la ridistribuzione della proprietà di recente privatizzazione. I sostenitori di Putin si preoccupano comunque in prima istanza dei problemi relativi alla stabilità e al funzionamento dello Stato. Si afferma che la presenza minima dello Stato nella vita dei paesi occidentali ha origini e conseguenze che non sono equiparabili alla situazione russa.

In Occidente lo “Stato minimo” è frutto della maturazione della società civile che in Russia ha difficoltà a formarsi. In terra di Russia, invece, è il risultato del crollo dell’Urss e genera il caos. Dovendo dare credito a tale analisi lo Stato russo non si è ancora ripreso.

La Russia non è però sull’orlo della disgregazione come otto od nove anni fa.

È opinione ormai diffusa che l’integrità del paese non sarà in pericolo fino a che la popolarità di Putin dominerà su quella dei governatori. Sotto Putin i russi vivono ancora male, ma forse il segreto della sua popolarità è che stanno meglio di prima. La maggioranza della popolazione non bada ai dati statistici, al pil che sale del 7% su base annua e alle riserve di valuta cresciute di otto volte in quattro anni. Per la popolazione è più importante che, a differenza dei tempi di Eltsin, i pagamenti di stipendi e pensioni avvengano regolarmente e pur lentamente, aumentino.

Evidenziata la figura dell’”uomo-presidente”, sono adesso tante e da mettere in luce le prerogative presidenziali e quindi i mezzi del Presidente rispetto a quanto contenuto nella Costituzione adottata nel 1993. Questa viene sempre descritta come la “Costituzione di Eltsin”, il quale ha portato al voto referendario un testo che senza dubbio prevede poteri presidenziali vastissimi e indipendenti, i quali sono comunque da leggere alla luce della storia del paese, senza dimenticare che se nulla può garantire per l’avverarsi della democrazia, questa non può comunque affermarsi nel giro di un giorno.