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Giancarlo Restivo - BESTIl federalismo russo è un oggetto di studio molto interessane di questi tempi; la Russia è infatti un paese che nell’arco della sua storia millenaria non ha conosciuto altro regime se non quello autoritario, fosse esso zarista assolutista o regime comunista.

 

Questa nazione immensa vede infatti come più familiare alla sua storia la concezione unitaria del potere, rappresentato dal principio assolutista al tempo degli Zar, dal partito unico alla guida del regime sovietico e dal potere attribuito alla nuova figura del Presidente della nuova Federazione Russa.

Tale figura rende assai poco credibile l’applicazione del principio di suddivisione dei poteri (seppur costituzionalmente garantita) pur rappresentando il simbolo di un indirizzo politico all’insegna dell’unitarietà e definendosi come conducente nel processo di democratizzazione dell’intero paese.

In Russia il federalismo viene considerato un elemento quasi estraneo e questo poiché l’unitarietà per tradizione tende ad assumere aspetti quasi sacri, (nonostante la presenza del processo di secolarizzazione del potere).

Dalla tradizione (“imperial-territoriale”) bizantino-ortodossa deriva la visione sacrale della terra: la Russia doveva essere una e indivisibile.  Altro legame col passato è da ricercare sin dai tempi della Russia di Kiev, dalla fine del IX secolo a metà del XIII secolo, ove venne tramandata l'idea di una comune “identità” russa, intesa come valore da preservare, sia all’interno che all’esterno (il decentramento e la frammentazione dello stato Kieviano, fu considerato causa della debole resistenza opposta alla devastante invasione mongola) e di un grande popolo russo diviso “solamente” dall’esistenza di più gruppi linguistici slavi.

Nonostante le suddette basi storiche che rendono di non facile assorbimento le concezioni unitarie occidentali di matrice giacobina, il nazionalismo ottocentesco troverà ampio spazio in Russia.

A conferma della estraneità storica del federalismo in Russia occorre ricordare che, nonostante siano state avanzate idee federaliste in epoca pre-rivoluzionaria a partire dal XVIII secolo, in particolare da georgiani e ucraini, sino ai decabristi nei primi dell’800, esse sono rimaste marginali nel periodo imperiale.

Durante l’impero di Pietro il Grande, infatti, si delinearono caratteristiche di dominio più vicine alla concezione occidentalistica e autocratica del potere, che non vedrà posti limiti di alcun genere alla possibilità di imperio del Sovrano.

Nel 1917, nell’apposita Commissione costituita dal Governo provvisorio per l’elaborazione di un testo costituzionale, l’assetto federale fu infatti respinto in favore di una “autonomia” di istituzioni regionali le cui competenze organizzative dipendevano strettamente dal potere centrale nel quadro di un’indivisibilità dello Stato Russo.

Con l’avvento del socialismo il potere bolscevico sarà erede di tali principi e attraverso l’idea di unitarietà cercherà di affermare il nuovo Stato sovietico in campo internazionale e di porre sotto la propria guida i proletari di tutto il mondo.

Il Partito sarà il nuovo “sovrano assoluto”, basato su un centralismo democratico, struttura portante di una particolare forma storica di organizzazione del potere politico costruita attorno ed esso, di cui garantisce stabilità e guida indiscussa.

Dopo la rivoluzione Bolscevica, sorsero due federalismi:

  • Il federalismo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR, fondato sulla costituzione del 1918, quindi di diritto interno)
  • Il federalismo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS, fondato sul trattato internazionale stipulato dalla RSFSR e altre repubbliche del 1922, poi divenuto con aggiunte la Costituzione Federale dell’Unione sovietica del 1924).

Solo con le riforme di Gorbacev, si arriverà comunque ad una prima timida applicazione del principio di separazione dei poteri garantito, successivamente, dalla costituzione del 1993. Nel 1991 con i trattati di Mirsk e di Alma Ata, l’URSS cessò di esistere ed esclusi gli stati baltici, sorse una confederazione: la Comunità Stati Indipendenti (CSI).

Questo è il contesto in cui si inserisce il federalismo della nuova Russia; la novità rispetto alla tradizione consiste nel riferirsi ad assetti federalistici non più come risposta a problemi di natura etnica ma anche a richieste di democratizzazione (anche se continua a rimanere legato al suo originale inquadramento come soluzione del problema della nazionalità).