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PresidenteNOI GR4Chi mi segue nei social sa già qual è la mia posizione in merito.

Sento comunque l'esigenza di esporre quali siano state le considerazioni di cui ho tenuto conto per far maturare un mio giudizio personale. Quindi in questo momento non parlo da responsabile di un'organizzazione ma da comune cittadino.

Cercherò di esporre il mio pensiero con semplicità. Ho visto amici e collaboratori fare analisi giuridiche ed aggrapparsi a cavilli e passaggi formali, partecipare a convegni con l’esperto di turno (nemmeno tanto oltre le parti) per capire meglio un testo scritto per come è scritto.

Per quel che mi riguarda l’argomento va ricontestualizzato per evitare sbandamenti. A mio avviso i livelli da considerare sono 3: Uno giuridico, uno politico ed uno geopolitico.

Livello giuridico: La Costituzione attuale è leggibile e comprensibile nei suoi passaggi essenziali anche da un ragazzo delle scuole superiori. Se per, solamente “leggere” la proposta di riforma, si ha necessità dell’accompagnamento dell’esperto di turno, qualche domanda inizio a farmela anche io. Lo dico da "esperto" di turno. Sui vari passaggi particolari, ormai molto diffusi, consiglio il lavoro svolto dal Centro studi Livatino serio e completo.

Livello politico: Qui è più lunga da spiegare e mi viene da piangere a dover dire cose che sono per me autoevidenti. Sicuramente il giudizio non può fermarsi al pro o contro Renzi, in quanto è comunque una figura passeggera mentre la Costituzione sarà così per un altro bel po’.

Come non possiamo fermarci a slogan infantili come “Bisogna cambiare” perché ogni cambiamento ha un prezzo per cui ne deve valere la pena. Alcuni mi dicono “si però Renzi ha fatto quello che altri non hanno fatto”, anche su questo, potrei tranquillamente rispondere che siamo ancora ad un giudizio circostanziale e parziale.

Inoltre bisogna tenere in considerazione, sia il fatto che è un governo tecnico (artificiale quindi) nato “per fare le riforme”, inoltre valuterei la qualità delle stesse, per il prezzo pagato su di esse e per aver avuto un impatto alquanto marginale sull’economia reale.

Al pari di non aver fatto nulla, o addirittura peggiorato la nostra condizione.

Potrei aggiungere anche la promozione di provvedimenti a carattere valoriale tesi a frammentare la famiglia, la rieducazione progressista degli studenti etc. 

Non stiamo guardando una partita di calcio per cui il criterio è quello del tifoso.

Capisco che le valutazioni di merito che ho precedentemente esposto potrebbero essere bollate come soggettive. Ripeto quindi, un giudizio sull’operato del governo è legato alla circostanza, un criterio non adeguato all’oggetto da valutare che è qualcosa che invece andrà oltre.

Livello geopolitico: poco ho sentito parlare di questo aspetto che tra i tre è il più rilevante. Sempre a mio modesto parere è giusto porsi delle domande non scontate e realistiche. Perché ricostituire il nostro Stato adesso? Perché dobbiamo riformare la nostra costituzione? Adesso? Non si può affidare il mandato ad un governo eletto dal popolo e non artificioso? Stiamo parlando della riscrittura della Carta fondamentale, la sovranità non dovrebbe appartenere al popolo? Oppure è appannaggio di pochi? Con queste domande affatto provocatorie, che pongo perché mi sento una responsabilità civica verso la mia nazione, rispondo: Abbiamo detto No alla proposta di riforma del 2006, di cui questa è una brutta copia.  Ma da dove nasce questa urgenza? 

Ricordiamoci il contenuto della Lettera della BCE al governo Italiano del 2011 che avviò tutte le discrasie giuridiche che hanno fatto nascere i governi tecnici che abbiamo subito siano ad oggi. Proprio in quella lettera ci è stato richiesto di ricostituire il nostro Stato. Noi quindi dovremmo affidare ad un governo “non scelto” l’onore di riformare il nostro Stato su richiesta di una banca? Uno Stato si riforma per esigenza di popolo. Non sono contrario ad una riforma della nostra costituzione, ma la riforma di una sovranità non può essere imposta da un organismo esterno ad esso.

Cosa succedera' dopo? Quali scenari si apriranno dopo il SI o dopo il NO?

Provo a fare delle ipotesi sull’esperienza pregressa che abbiamo già. Se vince il NO, come accaduto per Berlusconi, inizieranno le forzature dall’esterno verso Renzi che probabilmente verrà rimosso in quanto non capace di ricostituire il nostro Stato sulla base delle indicazioni della Banca Centrale e in relazione a Maastricht e Lisbona. Potrebbe ricomparire il fantasma dello spread come spauracchio per non esserci allineati. Ricordo che già la Germania si è espressa favorevole all’isolamento economico dell’Italia in caso vinca il NO. Questo porterebbe ad un periodo in cui potremmo doverci dimostrare capaci di allacciare nuove collaborazioni, magari con Russia e i nuovi USA, ma potremmo uscirne vincenti.

Se vince il SI, avremo le lodi della stampa radical, onori ed incensi internazionali al governo attuale che è riuscito nell’impresa di convincere un popolo a legarsi in forma intensa alla sovrastruttura istituzionale internazionale, cosa non riuscita con gli Inglesi e con gli Americani contro ogni premessa. Per sovrastruttura istituzionale internazionale non intendo solo l’UE, ma al sistema di potere messosi in moto dopo l’11 settembre 2001 che è generatore ed alimentatore dei nostri problemi attuali.

Ho provato ad essere sintetico, tanto altro potrebbe dirsi, ma in conclusione: il 4 dicembre prima di tutto andiamo a votare, qualunque variabile decidiamo di affermare. Cito un film, Braveheart, in cui il protagonista diceva questa frase “C'è una differenza tra me e voi. Voi credete che il popolo di Scozia esista per garantirvi una posizione. Io dico che voi esistete come nobili per assicurare al popolo la libertà. E io farò di tutto per fargliela avere! (William Wallace)” credo dica tutto.